Ferite delle gambe che faticano a guarire, causate da una cattiva circolazione venosa: si curano trattando la ferita e, soprattutto, le vene.
L'ulcera venosa è una lesione della pelle della gamba, di solito vicino alla caviglia, che non guarisce entro alcune settimane. È lo stadio più avanzato dell'insufficienza venosa cronica.
La pressione elevata nelle vene, dovuta a varici o agli esiti di una trombosi venosa profonda, danneggia nel tempo la pelle: compaiono macchie scure, indurimento ed eczema, finché basta un piccolo trauma per aprire una ferita.
È importante distinguerla dalle ulcere arteriose, causate da una scarsa irrorazione per l'arteriopatia periferica, e dalle ulcere del piede diabetico, perché le cure sono diverse.
Il reflusso di sangue nelle vene superficiali aumenta la pressione nei tessuti della caviglia.
Una trombosi venosa profonda può lasciare valvole danneggiate e vene parzialmente ostruite.
Obesità, sedentarietà e rigidità della caviglia indeboliscono la pompa muscolare del polpaccio.
Su una pelle già fragile, un colpo, un graffio o il grattamento per il prurito possono aprire l'ulcera.
L'ulcera è spesso preceduta e accompagnata da alterazioni tipiche della pelle della gamba:
Febbre alta, arrossamento che si estende rapidamente, brividi o malessere generale possono indicare un'infezione grave: rivolgiti subito al medico o chiama il 112 / 118. Un sanguinamento abbondante da una varice vicino all'ulcera va compresso con la gamba sollevata e, se non si arresta, richiede il 112 / 118.
Prima di curare l'ulcera bisogna capirne la causa: gli esami vascolari studiano sia le vene sia le arterie.
Sede, dimensioni, fondo, margini e pelle circostante vengono descritti e misurati per seguirne l'evoluzione.
Confronta la pressione alla caviglia e al braccio: serve a escludere un'arteriopatia prima di applicare la compressione.
Individua reflussi, esiti di trombosi e vene da trattare, e valuta anche la circolazione arteriosa.
Esame colturale in caso di sospetta infezione e, per le ulcere atipiche o che non guariscono, biopsia per escludere altre cause.
La guarigione richiede di curare insieme la ferita e la causa venosa che l'ha prodotta.
È il cardine della terapia: bendaggi o calze specifiche, applicati da personale esperto, riducono la pressione venosa e favoriscono la chiusura.
La pulizia della ferita e medicazioni scelte in base alle sue caratteristiche mantengono l'ambiente adatto alla guarigione.
Chiudere le vene malate con scleroterapia, laser, radiofrequenza o chirurgia riduce il tempo di guarigione e il rischio di recidiva.
Camminare, esercitare la caviglia e idratare la pelle sana intorno all'ulcera aiutano la guarigione; gli antibiotici servono solo in caso di infezione.
Dipende dalle dimensioni dell'ulcera, da quanto tempo è presente e dalla costanza nella compressione. Molte ulcere guariscono in alcuni mesi; quelle grandi o di vecchia data possono richiedere di più.
No. La medicazione adeguata e la compressione sono essenziali per la guarigione; lasciare la ferita scoperta non la aiuta a chiudersi.
Il medico di medicina generale prescrive con impegnativa la visita angiologica e gli esami vascolari, prenotabili tramite CUP con ticket dove previsto. Le medicazioni possono essere eseguite negli ambulatori delle ferite difficili o a domicilio con l'assistenza domiciliare. Medicazioni avanzate, calze elastiche terapeutiche e ausili possono essere prescrivibili secondo le regole regionali; il trattamento delle vene avviene negli ambulatori di flebologia e nei reparti di chirurgia vascolare.
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